Il nuovo Universal Commerce Protocol di Google permette shopping automatizzato e sicuro, integrando AI, chat e offerte dirette in un ecosistema trasparente e interoperabile per retailer e clienti.
L’evoluzione dell’ecommerce richiede oggi soluzioni capaci di connettere più piattaforme, migliorando sia l’esperienza utente che l’efficienza dei processi. Il recente lancio del Google Universal Commerce Protocol (UCP) risolve concretamente la frammentazione tecnologica, introducendo una struttura standardizzata che abilita agenti virtuali a dialogare in modo trasparente con operatori retail e sistemi di pagamento.
Google Universal Commerce Protocol introduce un linguaggio comune tra agenti AI, merchant e piattaforme di pagamento, permettendo un’integrazione efficace senza la necessità di realizzare connessioni punto-punto personalizzate (fonte Google, 01/2026).
La soluzione nasce con la collaborazione di brand di primo piano come Shopify, Etsy, Wayfair, Target, Walmart, Visa e Mastercard, superando ostacoli tecnici e favorendo un ambiente standard per l’intero settore.
Con il Business Agent, gli utenti possono interagire nella ricerca Google AI per chiedere consigli, ricevere offerte personalizzate e completare il checkout in un’unica conversazione. Questo riduce l’abbandono del carrello e accelera i tempi di conversione. Secondo i primi dati, l’integrazione UCP ha portato fino al +15% di engagement sui percorsi AI Mode e una diminuzione significativa dei carrelli abbandonati (fonte TechCrunch/Google Ads, 01/2026).
Le nuove funzionalità del Merchant Center migliorano la qualità e trasparenza delle informazioni offerte ai sistemi AI conversazionali, aumentando le probabilità che prodotti e promozioni siano selezionati dagli agenti automatici in risposta a bisogni specifici degli utenti. Altro punto di forza: le offerte dirette su Google Ads, che permettono di riconoscere e premiare subito l’intento di acquisto alto del cliente, generando promozioni esclusive e riducendo la dispersione di valore lungo il funnel (fonte). In sintesi: UCP trasforma la gestione delle promozioni, la sicurezza delle transazioni (Google Pay, PayPal) e l’interoperabilità delle piattaforme.
L’adozione di UCP nella filiera retail trova subito applicazione nel settore fashion, dove i business agent offrono una guida personalizzata dalla scoperta del prodotto fino all’acquisto diretto su Google Search o Gemini app, riducendo drasticamente il tasso di abbandono (fonte Google, 01/2026). Il business agent assiste la scelta e il checkout in tempo reale.
Prima di UCP, i retailer erano costretti a sviluppare soluzioni proprietarie spesso incompatibili, mentre oggi lo shopping diventa un percorso fluido tra ricerca, comunicazione e acquisto.
I vantaggi includono: integrazione rapida con piattaforme esistenti, centralizzazione delle offerte, maggiore efficacia nella personalizzazione delle esperienze utente e nell’identificazione del cliente ad alto valore.
Criticità emerse: una certa dipendenza dall’ecosistema Google e la necessità di aggiornare le policy sull’uso dei dati, vista la crescente importanza della compliance. Lo standard favorisce comunque la trasparenza e la portabilità delle informazioni.
In prospettiva, UCP rappresenta uno shift che cambia il modello di relazione utente-azienda: il protocollo favorisce azioni guidate dall’AI, metriche più precise su conversioni e rilevanza dell’offerta, e nuove opportunità per la loyalty digitale dinamica.
Per adottare UCP, si suggerisce un approccio incrementale: iniziare dalla configurazione dei business agent e dall’arricchimento dei dati nel Merchant Center, monitorando attentamente conversioni e engagement nelle interazioni in AI Mode. Metriche fondamentali includono: tasso di conversione sui canali AI, qualità e frequenza di engagement nei touchpoint conversazionali, incidenza delle offerte dirette sui ricavi e performance degli agenti di brand sulle piattaforme integrate.