AI on-device si riferisce all'implementazione di modelli e algoritmi di intelligenza artificiale direttamente su dispositivi come smartphone, sensori IoT, controller industriali ed edge gateway. Diversamente dai tradizionali sistemi cloud, dove l'AI viene eseguita esclusivamente nei data center, qui l’elaborazione avviene in locale, sfruttando la potenza di calcolo integrata nei device.
Questo cambiamento di paradigma è trainato dalla necessità di autonomia, performance migliorata e personalizzazione che le soluzioni cloud spesso non possono garantire. Aravind Srinivas, CEO di Perplexity, dichiarava su Mobigyaan (gennaio 2026) che l’AI on-device abilita decisioni in tempo reale e riduce la dipendenza dalla connettività costante.
Per le imprese digitali questo trasforma le priorità operative: la decentralizzazione diventa strategica per CIO, digital manager e innovation officer, costretti a valutare investimenti, competenze e policy di sicurezza secondo un approccio nuovo.
I benefici operativi dell’AI on-device sono già visibili: studi recenti di Deloitte Digital e Bain (2025/26) evidenziano riduzioni rilevanti dei costi e delle latenze. Spostando il processamento vicino alla fonte dati, le aziende riducono la dipendenza da data center ad alta capacità, tagliando i costi di banda di rete e ottenendo risposte immediate e contestuali—fondamentali in ambiti come automazione industriale, CRM e analytics real-time. I casi d’uso vanno dalla manutenzione predittiva nella manifattura all’engagement AI-driven nel retail.
Prima dell’adozione, le organizzazioni avevano carichi e costi più alti sui data center; dopo, molte riportano riduzioni a doppia cifra sulla spesa cloud e sulla latenza. Tuttavia, permane la necessità di affrontare nuove sfide legate a device management, aggiornamenti dei modelli e protocolli di sicurezza distribuiti.
La transizione verso AI locale richiede di monitorare metriche come accuratezza dell’inferenza, utilizzo risorse e compliance. Le policy IT vanno ridefinite per abilitare governance solida, includendo crittografia, secure boot ed anomaly detection. Le raccomandazioni? Audit di AI Readiness su infrastruttura e dati, aggiornamento del security framework, e rollout pilota su processi non critici prima di scalare. Questa prassi tutela IP, favorisce la compliance normativa e incrementa la fiducia verso clienti e stakeholder.